Giovanni Demio raccontato da Barbara Rocco

Una delle più originali espressioni del Manierismo.

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Giovanni Demio, nato a Schio, nella provincia vicentina, intorno al 1510-1515, è l’autore degli affreschi della volta della sala quadrata dell’edificio cinquecentesco di Villa Thiene a Quinto Vicentino, alla cui realizzazione l’artista fu impegnato negli anni 1552- 1553.

Il Demio che incontriamo a Villa Thiene è un artista già formato e di grande esperienza, un manierista originale per la sua arguzia, la sua creatività e la sua spregiudicatezza. La sua adesione al manierismo fu singolare, non si può parlare del Demio infatti come di un manierista veneto. Risulta anzi difficile definirlo in modo circoscritto: egli assorbì elementi da sorgenti disparate, imparando ed ispirandosi a modelli di vario genere, che reinterpretò e rielaborò a suo piacimento, realizzando una pittura così ingegnosa ed acuta, da rivelarsi artista molto capace ed intelligente. Lo stesso Andrea Palladio, nei “Quattro libri dell’Archittetura”, lo definisce “huomo di bellissimo ingegno”.

Copertina libro secondo palladio

Negli anni ’30 egli entrava in contatto con la pittura bresciana del Savoldo, del Romanino e del Moretto, che impronteranno la sua attività giovanile, quella della Deposizione di Lavenone e delle portelle d’organo di Schio.

Il suo soggiorno pisano del 1538, viaggio che probabilmente lo spinse fino a Roma, sarà occasione di nuovi stimoli.

A Milano, in Santa Maria delle Grazie, nei primi anni ’40, Demio già ricercava nuove soluzioni adottando i riferimenti al Michelangelo della cappella Sistina e della cultura dell’Oratorio di San Giovanni Decollato, e dimostrava di essere entrato a conoscenza della cultura dei “romanisti nordici” che avevano operato anche nella Villa Imperiale di Pesaro.

Ancora nella prima metà degli anni ’40 Demio a Venezia prendeva parte all’esecuzione del cartone dell’Albero di Jesse. Questa è una occasione di incontro e confronto con la nuova materia della “seconda generazione”, quella che si costituisce dalla fusione di elementi toscani e romani. Demio assimilava così da artisti come Cecchino Salviati il gusto per l’eleganza e la raffinatezza; elementi questi che Demio poteva sviluppare, sempre in quegli anni, nella tela della Sacra Conversazione di Calino.

L’artista avrà l’opportunità di approfondire la sua conoscenza della maniera dell’Italia centro-meridionale con il suo nuovo e fondamentale soggiorno a Napoli, fra il 1547 ed il 1550, dove eseguì alcune decorazioni nella reggia di Castel Nuovo ed in alcuni appartamenti del palazzo vicereale, unitamente alla Presentazione al tempio nella chiesa di San Francesco d’Assisi a Maiori.

Gli affreschi di Villa Thiene riassumono in maniera esaustiva quell’enorme bagaglio culturale che il Demio, proprio a Quinto, veniva a reinventare.

È proprio Andrea Palladio che, ancora nel suo trattato nel 1570, riferisce della presenza di “Messer Giovanni Indemio Vicentino” a Villa Thiene, autore delle decorazioni di “alcune stanze” della villa.

Affreschi palladio

Il soffitto della sala è suddiviso in una scena centrale, che rappresenta il mito di Deucalione e Pirra, contenuta da una cornice quadrata dipinta e in quattro medaglioni laterali suddivisi da una decorazione monocromatica a cariatidi, putti e festoni, che si ripete uguale per quattro volte. Nei medaglioni laterali trovano la loro rappresentazione altre quattro scene: Ercole che conquista il cinto di Ippolita; Il ratto delle Sabine; La lotta tra i Lapiti e i Centauri; Le Amazzoni al soccorso di Troia.

Nella decorazione si percepiscono quei punti di riferimento fondamentali per Demio, soprattutto in quel momento: la lezione di Giulio Romano e la cultura dell’Italia centro-meridionale. L’influenza della pittura di Giulio Romano negli affreschi di Quinto, è chiara nello stile così spiccatamente manieristico, fatto di figure muscolose, disegnate in pose scomposte, anzi esageratamente contorte, È un addensarsi disordinato e prorompente, ma anche realizzato con straordinaria minuzia, di figure che riempiono la scena giungendo addirittura a forzarne i limiti.

E ritorna ancora la lezione del maestro romano nelle scene di battaglia che, così ricche e così affollate, raggiungono risultati di singolare inventiva e bellezza. Anche la maniera di eseguire il panneggio sembra derivare da certi esempi di Giulio Romano: il panneggio arriva ad assolvere una funzione sempre più rilevante, assumendo un’importanza a sé stante. Le pieghe delle vesti sono disegnate con un’accentuazione sempre esagerata, con una resa metallica del materiale, attraverso l’uso di colori vivaci e di forti giochi di chiaro-scuro.

La citata influenza della cultura cosmopolita dell’Italia centro-meridionale, qui a Villa Thiene si desume dall’analogia, per esempio, di certe figure demiane con alcune tipologie di figure femminili del Vasari.

L’influenza romana del maestro Perin del Vaga invece appare nelle armature incise con volti di animali feroci e nel motivo a monocromo delle cariatidi. Ma si evince anche una stretta connessione di elementi con opere dello spagnolo Pedro de Rubiales, che fu a Roma dal 1543 e poi nel 1547 a Napoli. Certe figure di soldati si avvicinano ai personaggi che popolano le pitture dello spagnolo nella sala del Trono del Palazzo dei Conservatori al Campidoglio, oppure nelle pitture in Santo Spirito in Sassia: è uno stile, quello di Rubiales, di impianto anch’esso vasariano, ma che contiene un impeto, una forza ed un vigore che si ritrovano anche nella decorazione di Quinto Vicentino.

A Villa Thiene, come a Milano, i paesaggi popolati da rovine romane e le città dalle costruzioni alte e piramidali dimostrano come ancora in Demio sia una tematica attuale la lezione del mondo nordico.

La presenza di edifici monumentali sembra assumere un ruolo ancora più fondamentale soprattutto nella scena del Ratto delle Sabine. Qui compare infatti una costruzione a pianta circolare, quale Demio aveva già altre volte rappresentata (nella pala di Lavenone e nelle portelle d’organo di Schio), ma che negli affreschi di Villa Thiene viene descritta con minuzia particolare. È qui interessante notare come lo scledense, pur lavorando a contatto con il Palladio, non riporti i motivi architettonici tipici delle sue ville; appare invece evidente il ritorno ancora una volta alla lezione di Giulio Romano: sono quei moduli e quei bugnati che il maestro romano utilizza a Mantova, a Palazzo Te.

La decorazione della sala di Villa Thiene a Quinto Vicentino si pone come una delle migliori testimonianze della totale adesione di Giovanni Demio al manierismo. Un manierismo che tanto fu debitore alla pittura di Giulio Romano, ma che venne reinventato dall’artista scledense, grazie all’apporto delle diverse culture che egli ebbe l’opportunità di conoscere e grazie al suo ingegno, di evolvere.

Come visitare Villa Thiene

Villa Thiene a Quinto Vicentino è visitabile su prenotazione ed è stata recentemente rinnovata con l'aggiunta di percorsi accessibili.

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